Navigare l'incertezza: perché controllo di gestione e pianificazione sono cruciali per imprenditori e CEO nel 2025-2026.

Il panorama economico globale ed europeo per la fine del 2025 e l'inizio del 2026 si preannuncia caratterizzato da una crescita modesta, una persistente incertezza e un'interazione complessa tra pressioni disinflazionistiche, tensioni commerciali e politiche monetarie in evoluzione. Per le imprese italiane non sarà un periodo di espansione robusta, ma una fase che richiederà navigazione attenta e strategica.

L'urgenza di agire nell'attuale contesto economico

I dati disponibili delineano un quadro di un'economia che, pur evitando una recessione, sperimenterà periodi di stagnazione e affronterà significative sfide, in particolare dal commercio internazionale. I venti a favore esterni saranno limitati, rendendo la resilienza interna e la lungimiranza strategica di importanza capitale.

In un ambiente così delineato, attendere segnali più chiari o reagire agli eventi si configura come una ricetta per la vulnerabilità. Un controllo di gestione proattivo e una pianificazione meticolosa non sono semplicemente buone pratiche, ma strumenti essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo. Consentono alle imprese di anticipare le sfide, ottimizzare l'allocazione delle risorse e identificare opportunità nascenti anche in un contesto di crescita attenuata.

Attendere segnali più chiari, in questo contesto, è una ricetta per la vulnerabilità. Il controllo di gestione non è una buona pratica: è uno strumento di sopravvivenza.

Scenario economico 2025-2026

Crescita del PIL e domanda interna: il motore fragile dell'economia

Le proiezioni economiche per l'Italia indicano una crescita del PIL contenuta, intorno a un modesto +0,6% nel 2025 e un leggero miglioramento a +0,8% nel 2026. Anche per l'Eurozona la crescita rimarrà debole nel 2025 (+0,9%), riveduta al ribasso a causa dell'impatto delle nuove tariffe commerciali statunitensi e della maggiore incertezza globale.

In questo contesto, la domanda interna fungerà da motore primario dell'economia nazionale: i consumi e gli investimenti interni italiani contribuiranno positivamente al PIL per circa +0,8 punti percentuali nel 2025 e +0,9 nel 2026. La domanda estera netta sarà invece negativa (-0,2 nel 2025, -0,1 nel 2026), indicando che le esportazioni nette freneranno la crescita complessiva.

La debolezza della domanda estera non è un dato congiunturale, ma un segnale di un cambiamento strutturale nel commercio globale. Le aziende non possono presumere un ritorno alle condizioni pre-tariffarie: il "freno" sulla domanda estera è una sfida strutturale che richiede aggiustamenti strategici a lungo termine — rivalutazione delle catene di approvvigionamento, diversificazione dei mercati, potenzialmente reshoring o nearshoring della produzione.

L'economia italiana attraverserà inoltre una fase di sostanziale stagnazione nella seconda metà del 2025, prima di una leggera accelerazione nel 2026 trainata dagli investimenti pubblici dell'ultima fase del PNRR. Questo periodo di stagnazione rappresenta una finestra critica per implementare misure di efficienza interna, controlli dei costi e pianificazione strategica.

Mercato del lavoro e consumi: supporto con nuove pressioni

L'occupazione in Italia è prevista in aumento dell'1,1% nel 2025 e dell'1,2% nel 2026, un ritmo superiore a quello del PIL. Il tasso di disoccupazione è atteso al 6,0% nel 2025 e al 5,8% nel 2026. La crescita dei salari si mantiene vigorosa nel 2025 — recuperando potere d'acquisto eroso dall'inflazione precedente — ma è prevista moderarsi per salvaguardare la competitività.

I consumi privati continueranno a crescere a ritmo moderato (+0,7% annuo). La spesa delle famiglie è sostenuta dal miglioramento di salari e occupazione ma frenata da una maggiore propensione al risparmio prudenziale: anche con reddito disponibile maggiore, l'incertezza spinge le famiglie a risparmiare di più.

Le imprese non possono fare affidamento esclusivamente sulla crescita del reddito per stimolare le vendite. Le strategie di marketing e vendita devono considerare la cautela dei consumatori — enfatizzando il valore, la stabilità o la natura essenziale di beni e servizi piuttosto che puntare sulla spesa voluttuaria.

Investimenti: tra PNRR e cautela del credito

Dopo un 2024 fiacco (+0,5%), gli investimenti fissi lordi italiani dovrebbero accelerare di circa +1,2% nel 2025, ma sono attesi ristagnare nella seconda parte dell'anno. Nel 2026 potrebbero riaccelerare leggermente (~+1,7%) grazie all'ultima tranche di progetti infrastrutturali del PNRR e a costi di finanziamento in graduale calo.

Il PNRR è un'ancora di salvezza per specifici settori, non una panacea. Le imprese non dovrebbero considerarlo una soluzione permanente: pur offrendo opportunità in settori specifici (infrastrutture, transizione digitale), le aziende devono sviluppare strategie di investimento sostenibili oltre il ciclo di vita del PNRR.

Anche con tassi di interesse potenzialmente più bassi, le imprese esitano a investire a causa dell'eccesso di capacità e della pervasiva incertezza. Questa è una crisi di fiducia, non di liquidità.

Inflazione in calo e tassi di interesse: opportunità e sfide nascoste

L'inflazione sta rallentando significativamente. In Italia è prevista intorno a +1,8% nel 2025 e in ulteriore calo a +1,6% nel 2026. La BCE ha tagliato i tassi nei primi mesi del 2025 (tasso depositi al 2,5%), e i tassi sui finanziamenti bancari sono in diminuzione.

È fondamentale sottolineare che le condizioni monetarie rimangono restrittive in termini reali. I tassi sono ancora elevati in rapporto all'inflazione in calo: il costo reale del prestito potrebbe rimanere alto o addirittura aumentare se l'inflazione diminuisce più rapidamente. Gli imprenditori non dovrebbero lasciarsi illudere da un falso senso di sicurezza dai tagli nominali.

Il credito bancario rimane difficile da ottenere per molte PMI, con prestiti alle imprese in calo su base annua, specialmente per le aziende di minore dimensione. Le PMI si trovano davanti a un "dilemma del credito": riluttanti a indebitarsi per l'incertezza, mentre le banche sono caute nel concedere prestiti per il rischio percepito.

Commercio estero e l'ombra dei dazi

Nell'aprile 2025, gli Stati Uniti hanno introdotto nuovi dazi generalizzati. Una tariffa ridotta al 10% si applica temporaneamente sulle importazioni dall'UE, mentre alcuni settori chiave (acciaio, alluminio, automobili) sono colpiti da dazi al 25%.

Per l'Italia, che esporta molto verso gli USA in settori come macchinari, moda e agroalimentare, l'effetto è significativo: la domanda estera netta ridurrà la crescita del PIL italiano di qualche decimale di punto sia nel 2025 che nel 2026. La Banca d'Italia sottolinea che la crescita 2025 "sarà zavorrata dalla debolezza della domanda estera a causa dei dazi".

Un fattore di mitigazione è la resilienza intrinseca delle imprese italiane di qualità: nei settori premium, i margini consentono di reggere il colpo di dazi moderati nel breve termine. Questa forza intrinseca è un asset cruciale che le imprese dovrebbero sfruttare concentrandosi sui segmenti premium, rafforzando il valore del marchio e investendo in R&D per mantenere la superiorità del prodotto.

Sintesi degli impatti economici e aree di focus

Tendenza macroeconomica Implicazione per l'azienda Area chiave di intervento
Crescita PIL modesta Crescita ricavi limitata, competizione intensa Ottimizzazione costi ed efficienza operativa
Domanda estera netta negativa Sfide per le esportazioni, mercati esteri meno redditizi Diversificazione mercati, revisione catene di valore
Credito difficile per PMI Accesso al capitale ristretto, costi di finanziamento elevati Pianificazione finanziaria rigorosa, gestione liquidità
Costi salariali in aumento moderato Pressione sui costi operativi, necessità di produttività Gestione capitale umano, formazione
Mercati finanziari volatili Incertezza nella pianificazione, valutazioni instabili Risk management, scenario planning, agilità
Prezzi materie prime in calo Opportunità di riduzione costi, ma pressione sui prezzi di vendita Controllo costi, pricing flessibile

Implicazioni strategiche per imprenditori e CEO

Gestione dei costi e ottimizzazione dell'efficienza

Con l'inflazione in calo e la domanda debole che limitano la capacità di aumentare i prezzi di vendita, la protezione dei margini dipenderà direttamente dall'efficienza operativa. In un ambiente a bassa inflazione e domanda debole, l'efficienza emerge come la nuova leva di crescita.

Pianificazione finanziaria e accesso al credito

In un contesto di incertezza creditizia, la liquidità assume il ruolo di "bene rifugio" aziendale. Mantenere una solida posizione di cassa diventa un asset strategico: fornisce resilienza contro shock inattesi, riduce la dipendenza da finanziamenti esterni e offre flessibilità per cogliere opportunità.

Diversificazione dei mercati e resilienza all'export

Investimenti selettivi e strategici

Gestione del capitale umano e produttività

Monitoraggio continuo e adattabilità

L'elevata incertezza globale, le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati finanziari rendono la pianificazione a lungo termine particolarmente difficile. I tradizionali cicli di pianificazione annuale rigidi sono insufficienti.

Trasformare l'incertezza in opportunità

Il contesto economico per il 2025-2026 — caratterizzato da crescita modesta, incertezza geopolitica, dazi persistenti e ambiente creditizio prudente — impone una gestione aziendale estremamente attenta e proattiva. Le aziende che usciranno rafforzate da questo periodo saranno quelle che avranno investito in controllo di gestione, ottimizzazione dei costi, diversificazione strategica e pianificazione finanziaria solida.

Il controllo di gestione non deve essere visto come un mero adempimento burocratico, ma come il fulcro di ogni decisione strategica. Permette di trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in azione. La pianificazione, in un mondo incerto, non è più un esercizio di previsione infallibile, ma un processo continuo di adattamento e costruzione di scenari.

Per gli imprenditori e i CEO italiani, l'adozione di questa mentalità proattiva e analitica non è solo una strategia difensiva — è un vantaggio competitivo che permette di identificare e cogliere opportunità anche in un mercato difficile, garantendo resilienza e crescita a lungo termine.

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